Sant'Agapito

Storia e tradizioni del comune

Sant'Agapito

Descrizione

Storia del Comune

Il Comune di Sant'Agapito ripete il proprio nome da quello di una chiesa che formò il primitivo nucleo dell’abitato, dedicata a Sant’Agapito, cittadino e patrono di Preneste, martire del III secolo cristiano, sotto il regno dell’imperatore Aureliano (386). 

Il culto verso questo martire di Preneste ( Palestrina – Roma -) fu portato dai monaci benedettini e proprio loro a valle del paese eressero una chiesa dedicata a Sant’Agapito. Alla fine del 1800 presso i ruderi della suddetta chiesa benedettina fu rinvenuto un busto ligneo (sec. XVII) raffigurante Sant’Agapito. Intorno al ritrovamento del busto ligneo è fiorita una leggenda. 

Difatti si narra che tutti i presenti al rinvenimento della statua avrebbero tentato di portarla via e tra essi anche persone provenienti da paesi vicini ma a coloro che cercarono di sollevarla risultava essere tanto pesante da non poterla rimuovere dal luogo della scoperta. Ciò finché non provò a sollevarla una donna di Sant’Agapito a cui sembrò leggerissima la statua lignea di Sant’Agapito. In tale prodigio i presenti vi scorsero palese il desiderio del Santo a voler restare a S.Agapito.

Nel secolo XII il nome comunale era “Sanctum Agapitum”, deformato in “Santa Capiata” nella numerazione del 1561, in “Santa Capita” in quella del 1608, e perfino in “Scapita” in una mappa geografica del 1700.

Non c’è dubbio che Sant’Agapito facesse parte della contea di Isernia nel periodo longobardo, e della contea del Molise nel periodo normanno.  Nel secolo XII , S.Agapito divenne feudo di una famiglia omonima: la quale aveva presumibilmente assunto il nome del feudo per distinguersi dal ramo diretto della stirpe da cui discendeva, e di cui non voleva apparire cadetto o minore. Non si conosce quale fosse la stirpe. Si sà, invece, che i S.Agapito tennero in signoria l’università dallo scorcio del secolo XII sin oltre la metà del secolo XV, e cioè per circa tre secoli. Dei molti titolari della potente famiglia, sopravvive la memoria di soli cinque per Sant’Agapito, e sono:
Anno 1069 - Matteo cavaliere che seguiva Riccardo I (dal catalogo borelliano), Anno 1326 - Roberto cavaliere del re d’Angiò, Anno 1330 - Gualtiero, Anno 1381 - Nicola conte e cavaliere aragonese, Anno 1443 - Leone conte e cavaliere di Alfonso I

Nella prima metà del secolo XV – se non pure dallo scorcio del secolo precedente – S.Agapito fu dominio dei Gaetani, celebri per le signorie di Fondi e di Morcone. Giovannantonio Gaetani nel 1444 vendette il feudo ad Antonio d’Afflitto per 4.200 ducati.. Antonio d’Afflitto  apparteneva alla famiglia comitale di Trivento, e della sua discendenza S.Agapito fu feudo per circa un secolo.Nella prima metà del secolo XVI S.Agapito appartenne alla famiglia de Storrente. Si ignorano di questa casata le origini, si sa che Lucrezia de Storente nel 1555 alienò l’Università in favore di Gianfrancesco de Angelis di Teano. Nella prima metà del secolo XVII  S.Agapito passò in dominio della famiglia Provenzale, per compra fattane da Andrea Provenzale siciliano, nato a Trapani nel 1579 e deceduto nel 1645 dopo essere stato Presidente della R.Camera della Sommaria. Giuseppe Provenzale, donatario del padre, ebbe il titolo ducale sul luogo nel 1637.Giovanni Provenzale fu pur titolare di  Sant’Agapito, e nel 1775 fece restaurare la sepoltura familiare nella Chiesa dello Spirito Santo in Napoli, come si legge nella lapide tombale situata nella crociera del sacro edificio. Dai Provenzale, nel secolo XVIII, Sant’Agapito passò in feudo con titolo marchesale ai Caracciolo del ramo Pisquizi: i quali furono in prosieguo duchi d’Avigliano e principi di Pettoranello. L’ultimo titolare feudale di S.Agapito risiedeva in Napoli, e subì il saccheggio del proprio palazzo  dai francesi  nel 30 gennaio 1799. Portava il titolo marchesiale di S.Agapito nel 1824 un Caracciolo, Intendente della Provincia di Terra di Lavoro; ed il Settembrini nelle sue “Ricordanze” narra che lo vedeva  “ ogni mattina in chiesa servire a messa come un sacrestano; ed ogni domenica radunava tutti i suoi impiegati, se li menava dietro come pecori, e tutti in chiesa a cantare l’ufficio della Vergine, udire un paio di messe ed una predica: e guai a chi mancava!  Mi pare ancora di vederlo quel figuro di Intendente con tanto di bocca spalancata cantare salmi e volgersi intorno, e farsi crocioni con la mano che parea giocasse di spadoni.” 

Il duplice titolo di marchese d Sant’Agapito e principe di Pettoranello è stato  portato da Vincenzo Caracciolo, nato in Napoli il 14 novembre 1872 e da Giuseppe e Marianna Zambra deceduta nel 1885.

L’arte del tombolo a Sant’Agapito

Il tombolo a Sant’Agapito rappresenta  il fiore all’occhiello del proprio artigianato attraverso cui viene espressa tutta la capacità compositiva di coloro che ancora oggi si dilettano in questo lavoro.
Le radici storiche di questo lavoro si perdono nel tempo, infatti sin dal lontano 1500 il leggiadro mestiere era in vasta fioritura per mano delle religiose, ma addirittura il merletto era già in auge prima di tale periodo sin da quando gli Angioini estesero il loro predominio anche sul Molise. Infatti in inventari del ‘300 e del primo ‘400 troviamo definizioni charificative di “radizellis” o “reticello” terminologia che ci induce a ravvisare in esse un’esecuzione generica del merletto. Pertanto diversi specialisti assegnano l’invenzione “dell’ordito a fili” proprio alla Francia. Ma è interessante notare come l’evoluzione storica-artistica di questo antico mestiere abbia portato poi a diverse configurazioni del merletto. Infatti nell’Aquilano il merletto viene creato come una tessitura lavorandola in modo continuo.Invece lo stile tipico Isernino è ben predisposto su disegno su carta e dal quale non si può esorbitare. Ne consegue il vantaggio di creare una precisa orditura od ornato con contemporanea lavorazione degli elementi grafici posti al di sotto. 
Sant’Agapito ha importato da Isernia la tradizione del tombolo rafforzandola.
Passeggiando l’estate tra le viuzze ed i vicoli del paese si può ascoltare il ritmico suono causate dal roteare dei cosiddetti “piombini” guidati dalle abili mani di esperte signore.

Le applicazioni dei lavori in tombolo possono essere diverse, si va dalla realizzazione di lenzuola alle tovaglie fino a quadri, e quindi a tutti gli accessori che costituiscono il corredo.

Come arrivare

Sant'Agapito

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Ultimo aggiornamento: 18-02-2024

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